E’ una pratica eco-terapeutica che aiuta a ritrovare il benessere attraverso il contatto diretto con la natura e con gli alberi nel loro ambiente naturale. Rappresenta un modo efficace per rilassarsi, riconnettersi con se stessi e ristabilire un contatto con la natura. Si tratta di un vero e proprio metodo di promozione della salute attraverso gli alberi e le piante.
Si basa sul concetto che la prossimità fisica e il contatto con gli alberi abbia un effetto sul benessere psico-fisico grazie all’energia trasmessa dalle piante che generano molteplici effetti benefici: ad esempio, in passato ai pazienti malati di polmonite e altre malattie respiratorie veniva consigliato il contatto con la natura e di passare un periodo nei boschi o comunque in zone verdi e incontaminate.
Il consiglio base della alberoterapia è quello di fare esperienza di benessere attraverso gli alberi sia in modalità passive (abbracciandolo, sedendosi ai loro piedi o soggiornando in luoghi boschivi) che attive (svolgendo attività fisica in zone verdi) per sentirsi meglio ed avere effetti benefici sulla salute.
Il benessere psicofisico procurato dalle piante viene evocato attraverso il contatto diretto e personale con la pianta, come con un semplice gesto quale quello dell’abbraccio. Il gesto è simbolico, naturalmente, perché si può provare empatia e rispetto per gli alberi contemplandoli, curandoli, coltivandoli, toccandoli, arrampicandosi su di essi, senza necessità di abbracciarli in maniera plateale.
E’ adatta e indicata sia per le persone sane, come prevenzione delle malattie e promozione della salute, sia per le persone malate, come aiuto e supporto durante il processo di guarigione.
Il trattamento si svolge all'interno di un ambiente naturale appositamente scelto per le sue caratteristiche in termini di silenzio, pace e possibilmente di solitudine.
La funzione terapeutica delle piante è intesa nel senso della promozione e mantenimento della salute e del benessere in termini psicofisici.
Questa pratica affonda le sue radici nella storia di culture antiche e diverse: celti, antichi romani, indiani d’America, tibetani e aborigeni australiani credevano nella forza ed energia con le quali l’uomo entrava in relazione nei luoghi boschivi.
Sebbene praticata sin dall’antichità, è ora stata convalidata dalla scienza in quanto benefica sia per le persone che per il pianeta.
Contrariamente alle credenze scettiche, abbracciare un albero o anche solo essere a contatto con essi e la natura in generale può migliorare la propria salute in diversi modi.
L’alberoterapia energetica è una disciplina olistica che è stata codificata ufficialmente da Richard E. Thompson nel suo trattato accademico: “Energetic tree therapy” nel 1912. Naturalmente, la comunicazione a scopo terapeutico e di comunione mistica con gli alberi è sempre esistita, ma solo con l'opera del Dottor Thompson essa è assunta a vera e propria disciplina olistica utilizzabile allo scopo di promuovere il benessere globale di ogni individuo, indipendentemente da ogni connotazione spirituale o religiosa.
Questa terapia è stata riconosciuta come metodo scientifico solo nel 1927, anche se ormai veniva praticata da secoli.
Il medico Qing Li (presidente della Società giapponese per la medicina forestale) è lo scienziato che nel 1990 ha introdotto la “Forest Bathing”, ossia “BALNEAZIONE FORESTALE” o “Immersione nella foresta” e che cercò di scoprire tutti i modi in cui camminare nella foresta può migliorare il nostro benessere. Il concetto contemporaneo di "medicina forestale” è nato quindi in Giappone, un luogo in cui la natura è tanto celebrata in quanto le due principali religioni del paese (buddismo e shintoismo) considerano le foreste mistiche. Nel 1982, il governo giapponese ha introdotto il concetto di shinrin yoku, o "balneazione forestale", esortando i cittadini a utilizzare le 3000 miglia coperte di boschi per la terapia, in quanto veniva sostenuto che boschi fanno bene alla gente, mentre la distanza dalla natura fa ammalare. La medicina forestale è diventata un trattamento scientifico ufficiale nel 2004, quando Li ha contribuito a fondare il gruppo di studio sulla terapia della foresta con agenzie governative e organizzazioni accademiche giapponesi. Infatti, il Giappone ha ora 62 boschi terapeutici certificati e protetti.
Non sono solo gli spazi verdi in generale e la loro pace e bellezza a contribuire a questo effetto positivo, ma Mattew Silverstone spiega come siano le proprietà vibratorie di alberi e piante ad offrire i benefici per la salute: quando un albero viene toccato le sue energie vibratorie influenzano i comportamenti biologici del corpo di chi vi si mette in contatto e la relazione tra i due esseri viventi si fonda sulla reciproca sintonia energetica. In “Blinded by Science”, libro scritto dallo stesso Silverstone, tale teoria è supportata da centinaia di studi scientificamente validati, a dimostrazione schiacciante che l'abbraccio degli alberi non è solo per gli hippy o per gli ecologisti, ma è per tutti.
La silvoterapia è una pratica non ancora ampiamente sviluppata nel nostro Paese, dove rientra nelle discipline bionaturali e medicine complementari, mentre in America e in Giappone si stanno sviluppando gli studi su questa pratica e in generale sulle capacità degli alberi di donare benessere e salute.
In ambito clinico questa pratica è stata sperimentata per la prima volta in Italia nel 2008 dal “Centro per la prevenzione e la cura di disturbi depressivi femminili” di Milano, dove un’equipe di psichiatre e psicoterapeute ha accompagnato a questa pratica le neomamme soggette ad ansia e depressione dopo la nascita del bambino.
Dagli studi emerge che questa pratica è davvero considerata un rimedio benefico in quanto: migliora la funzione del sistema immunitario, riduce il colesterolo, aumenta il numero di globuli rossi, facilita la respirazione nei malati polmonari cronici, riduce la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca, stimola le capacità cognitive, favorisce il sonno, contribuisce a ritardare il processo di invecchiamento. Inoltre, gli ioni negativi di ossigeno presenti aiutano a stimolare e armonizzare i processi vitali e la sfera psichica ed emozionale.
Trascorrere del tempo a contatto con gli alberi e con la natura in generale è una fonte di energia vitale.
Abbracciare gli alberi ha anche un'azione rinfrescante (uno studio pubblicato da scienziati americani e australiani ha infatti dimostrato che i koala abbracciano gli alberi proprio per rinfrescarsi), migliora il tono dell’umore e la concentrazione, ricarica le energie, riduce lo stress e l’ansia, migliora la creatività e aumenta la serenità.
Esistono tantissimi tipi di meditazione, che hanno tutte un elemento comune, quello di mantenere una costante attenzione al respiro, orientando così tutti i nostri sensi dentro di noi.
Esplorare immersi nella natura allontana le paure legate al passato e l’ansia connessa al futuro.
Si sta affermando tra le nuove tendenze di benessere green, perché è alla portata di tutti e permette di allenare il fisico e armonizzare la mente nel contesto naturale di parchi e boschi. La camminata consapevole è stata fra le attività protagoniste del World Wellness Weekend, dedicato a numerose iniziative indoor e outdoor per la salute del fisico e l’equilibrio delle emozioni.
Ispirata agli insegnamenti del maestro buddista Thich Nhat Hanh, questa pratica è stata poi elaborata nel mondo occidentale diventando anche un valido supporto nei percorsi di mindfulness applicata. Camminare in consapevolezza, specialmente in sentieri fra gli alberi, può contribuire davvero al benessere globale della persona. Come spiega il professor Fabrizio Didonna, psicologo e psicoterapeuta, fondatore e presidente onorario dell’Istituto italiano per la mindfulness, «la camminata consapevole è una pratica particolarmente utile per promuovere il senso di radicamento nel qui e ora. Questa forma di meditazione attiva è indicata anche per le persone che hanno difficoltà a stare ferme a lungo, e può essere sperimentata più volte al giorno”.
L’ultima frontiera della camminata consapevole «prevede l’inclusione dei ‘gatha’, parola in sanscrito che indica affermazioni, versi brevi, frasi o poesie, veri e propri stabilizzatori verbali», come precisa l’esperto, «che possono essere recitati mentalmente in coordinamento con qualsiasi azione», e che contribuiscono a farci fare esperienza del momento presente, ripulendo la mente da paure legate al passato o ansia connessa al futuro. «L’uso di questi stabilizzatori verbali», prosegue Didonna, «non riguarda solo la ripetizione di una parola o frase passo dopo passo, ma anche la creazione, per quanto possibile, di una profonda armonia tra l’azione (in questo caso i nostri passi), gli elementi simboleggiati dalle parole che scegliamo di pronunciare, e il respiro».
Nelle pratiche di meditazione, possiamo imparare a fermarci e a entrare più profondamente dentro di noi, per percepire spazi interiori che di solito non godono della nostra attenzione. Questo è utile per coltivare uno spazio di rilassamento, per recuperare energia e sentirci più riposati, per inserire nella nostra quotidianità un momento di contatto con noi stessi. Oggi, nella nostra società contemporanea, la maggior parte di noi conduce ritmi frenetici e riceve costantemente un numero enorme di input dall’esterno. Viviamo immersi negli stimoli visivi, uditivi, emotivi. Per condurre un lavoro profondo di trasformazione interiore, dunque, il solo utilizzo della meditazione risulta insufficiente, in quanto resta separata dalla vita quotidiana. Se ci concediamo di meditare per dieci minuti ogni giorno e basta, creiamo una sorta di separazione tra la pratica e la quotidianità.
La Mindfulness è una pratica che “contiene” la meditazione, ma è anche una disciplina che si fonda su un obiettivo ben definito: imparare a vivere nel presente (nel qui ed ora) attraverso l’auto-osservazione, acquisire maggiore consapevolezza, focalizzando l’attenzione su ogni sensazione in modo non giudicante e allontanando tutti gli altri pensieri. Aiuta quindi a connettersi con se stessi.
Questa pratica può anche essere applicata nella vita quotidiana mentre siamo attivi nel mondo, restando presenti su ciò che ci accade, sulle azioni che compiamo, sulle sensazioni che proviamo.
Quando pratichiamo la meditazione in ottica Mindfulness, non cerchiamo il rilassamento, il riposo o l’aumento di energia, bensì applichiamo l’auto-osservazione in uno spazio di connessione e di sospensione delle attività, per cui diventa un ulteriore strumento per coltivare la consapevolezza.
Ecco che l’abbinamento delle pratiche formali (meditazioni esplorative) e delle pratiche informali (presenza nel qui e ora durante il nostro agire quotidiano) ci portano a conoscere delle parti di noi che altrimenti non riusciremmo a conoscere.
Nello specifico, la Mindfulness Compassion Ambientale rientra nei percorsi di consapevolezza stimolati dal contatto con la natura e gli animali e trae origine e conferma dalle ultime ricerche neuroscientifiche. La traduzione del termine Mindfulness è “pienezza della mente” o “consapevolezza”, una pienezza fatta di pura consapevolezza nel qui e ora, attivata dalla relazione con la natura e gli animali, libera da pensieri, giudizi e tensioni interne.
Con il termine Compassion si fa riferimento a una predisposizione emotiva che contempla la capacità di farci sentire connessi agli altri, alla natura e agli animali, adoperandoci per il loro bene.
Questo percorso di consapevolezza si pone l’obiettivo di potenziare le capacità emotive e percettive della persona al fine di raggiungere una maggiore consapevolezza e una maggiore integrazione psicofisica. Acquisire maggiore consapevolezza rispetto a noi stessi ci permette di individuare e attivare le potenzialità di cura, naturalmente insite in noi, che risuonano e si amplificano grazie al contatto con la natura e gli animali.
La Mindfulness Compassion Ambientale mette al centro l’attrazione biologica e benefica del contatto con la natura e con gli animali da parte dell’essere umano, identificata con il termine biofilia (dal greco “amore per il mondo vivente”) e teorizzata dal biologo E.O.Wilson nel 1984.
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Dott.ssa Rossana Raspanti
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